15
Dec

Max Pescatori
Nasce in provincia di Milano nel 1971 e non provenendo da una famiglia agiata si dedica presto al lavoro come addetto alle vendite in un supermercato della zona. Nel tempo libero incrementa le proprie entrate finanziarie scrivendo recensioni sui videogiochi per una rivista del settore, ma riesce sempre a trovare il modo per dedicarsi a quella che sente essere la prima grande passione della sua vita: il gioco.
E’ lui l’artefice delle sedute di ramino organizzate durante le feste con i propri familiari; non di rado si concede qualche scommessa al biliardo e qualche puntatina all’ippodromo; è sempre presente nelle trasferte organizzate con gli amici al Casinò di Campione. Tuttavia, col tempo questi “paliativi” non sono più in grado di soddisfare la sua voglia di gioco e venuto a conoscenza del Texas Hold’em, comincerà a prendere piede nella sua testa un’idea al quanto folle: trasferirsi nella terra dei casino no-stop, Las Vegas!
Dopo aver meditato non chissà quanto tempo su questa possibilità, nonostante il parere avverso dei genitori che ritengono la scelta del figlio un gesto folle, Max Pescatori lascia il lavoro, intasca la liquidazione, vende la Peugeot 106 e parte per il Nevada. L’intento primo di Max è di frequentare una scuola di croupier per imparare tale professione, ma dal corso di croupier imparerà soprattutto le probabilità relative ai vari giochi.
Suo dirimpettaio è un connazionale, Walter farina, proprietario di un ristorante. Farina è un giocatore professionista da 15 anni e di lì a poco (siamo nel 1995) sarà anche il primo italiano a vincere un braccialetto alle World Series of Poker. Farina oltre che grande amico sarà per Max una vera e propria guida, che eserciterà un’influenza molto forte sull’aspetto psicologico del gioco, fondamentale nel poker americano e che riteneva carente in Max. Gli farà ad esempio capire l’importanza che ha per un giocatore che si avvia a diventare un PRO di poker, il fatto di avere un lavoro che a fine mese ti consenta uno stipendio sicuro. La certezza, infatti, comunque vada al tavolo, di avere uno stipendio a fine mese aiuta a giocare bene e a mantenere la calma.
Così Max Pescatori esercita il proprio lavoro part-time dedicando al gioco le non troppe ore libere che il lavoro gli consentiva. Inizia la sua gavetta ai piccoli tavoli da 4-8 e i risultati non tardano arrivare. Vede i primi guadagni ed il lavoro “vero” è sempre più sporadico fino a quando nel 1999 Pescatori è ufficialmente un professionista del poker.
A distanza di tre anni Max Pescatori incontra la seconda persona che riveste un ruolo fondamentale negli sviluppi della sua carriera: si tratta della moglie di un connazionale, Marco Traniello. Lei è Jennifer Harman, la giocatrice di poker più forte al mondo e che già all’epoca giocava cifre impensabili, con bui di 4,000-8.000$ mentre Max non si era avventurato oltre i 160$ di Big Blind.
Jennifer lo invita a sedere dietro di lei nei tavoli del Bellagio, consentendo in tal modo a Max di imparare tutti i segreti che fanno di un buon giocatore di poker, un grande professionista del poker. Anche lei punterà soprattutto a migliorare l’aspetto psicologico del gioco di Max Pescatori e dopo un apprendistato di circa sei mesi, il nostro Max sarà in grado di dominare al Bellagio la partita giornaliera 80-160.
Raggiunge l’apice della sua carriera nel luglio 2006 vincendo il WSOP per l’evento $ 2.500 No-Limit Hold’em, impresa che ripeterà nel 2008.